E’ uscito oggi su AvvocatiOggi, inserto di ItaliaOggi Sette, un articolo che ha raccolto le opinioni dei maggiori studi legali esperti in proprietà intellettuale in relazione all’Anti Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) che molto sta facendo discutere sul web (si veda l’articolo anche su http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1763920&codiciTestate=5&sez=hgiornali7&testo=&titolo=Acta%20o%20non%20Acta?%20La%20protezione%20dei%20diritti%20su%20web%20divide%20i%20legali). Tra gli studi intervistati c’è anche Callegari & Martini, per cui abiamo deciso di approfondire l’argomento anche in questo blog.

Come è noto, l’ACTA è un accordo commerciale internazionale che persegue l’obiettivo di contrastare in maniera più efficace la contraffazione, inclusa quella effettuata via internet. L’accordo è stato sottoscritto, tra gli altri, da Australia, Canada, Giappone, USA, Svizzera, e da 22 dei 27 stati UE tra cui l’Italia. Esso ha suscitato nel web molte proteste legate in particolare al ruolo degli Intenet Service Providers (ISP), che secondo alcuni a causa dell’ACTA diventerebbero “sceriffi del web” in quanto dovrebbero vigilare sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale da parte dei loro utenti. (…)

In realtà, il testo dell’accordo non sembra comportare serie novità rispetto alla normativa attualmente in vigore in Italia ed in generale nella UE. I nostri tribunali già hanno più volte ribadito la sussistenza, in determinati casi, di una responsabilità degli ISP in relazione ai contenuti illeciti caricati sui loro server dagli utenti: ne abbiamo parlato spesso anche in questo blog, tra l’altro qui, qui e qui. Allo stesso modo, i nostri tribunali nelle proprie decisioni tengono comunque sempre conto, da un lato, dei diritti di privacy e libertà di espressione degli utenti, che anche con l’adozione di ACTA rimangono ovviamente tutelati (trattandosi peraltro di diritti costituzionalmente garantiti); dall’altro, dei limiti in cui è possibile esigere una collaborazione da parte degli ISP nella lotta alla pirateria, precisando ad esempio che ad essi non possono essere imposti controlli preventivi o sistemi di filtraggio dei contenuti (si veda qui).

Ciò che manca all’accordo sembra essere più che altro una condivisione dei suoi contenuti con vari portatori degli interessi in gioco, che dovrebbero essere maggiormente coinvolti nella definizione delle regole da adottare, così da individuare un bilanciamento di interessi il più largamente condiviso possibile.