di Laura Spagnoli e Elena Martini

Con sentenza n. 11374/2019, il Tribunale di Milano ha recentemente segnato una vittoria a favore del celebre ex calciatore del Napoli Diego Armando Maradona, nella causa da quest’ultimo instaurata contro Dolce&Gabbana S.r.l.

I fatti risalgono al 2016, quando, nel contesto di una sfilata-omaggio ai simboli della città di Napoli, destinata a clienti illustri e istituzionali della nota casa di moda, gli stilisti Dolce e Gabbana avevano fatto sfilare una delle modelle con una maglia azzurra (come quella dei calciatori del Napoli) riportante sul retro il nome di Maradona ed il numero 10, storicamente associato all’ex campione.

L’ex calciatore, vista anche la presenza della maglia in questione sul sito web della casa di moda, aveva inviato una diffida a quest’ultima lamentando di non aver rilasciato alcuna autorizzazione all’utilizzo del proprio nome e intimando a Dolce&Gabbana di astenersi dal commercializzare il prodotto; ciò che in effetti non era poi avvenuto.

Maradona aveva quindi citato in giudizio la casa di moda per il risarcimento dei danni conseguenti all’indebito utilizzo del proprio nome. Secondo il calciatore, infatti, sfruttando senza autorizzazione il suo nome e il corrispondente marchio nel contesto di un’attività di carattere commerciale e promozionale, la convenuta aveva indotto il pubblico a supporre erroneamente l’esistenza di una partnership commerciale con l’attore, o quantomeno un collegamento tra i due.

Accogliendo gli argomenti dell’attore, nella sentenza in commento il giudice ha dichiarato illecito l’utilizzo del nome di Maradona, “esplicitamente finalizzato ad appropriarsi, nella collezione di Dolce&Gabbana, proprio di quelle componenti attrattive insite nel richiamo alla prestigiosa storia sportiva del mitico calciatore”: tale sfruttamento commerciale, infatti, avrebbe necessitato del preventivo consenso dell’ex calciatore, il cui nome esercita ancora “particolari suggestioni di fascino storico e di eccellenza calcistica”.

Il Tribunale ha peraltro precisato che “la mancata successiva messa in commercio del prodotto, all’esito della reazione del titolare del segno, incide sull’entità della condotta contraffattiva e sulle relative conseguenze risarcitorie, ma non assorbe e vanifica di per sé l’illecito ex art. 20-21 CPI di comunicazione pubblicitaria ad essa preordinata”.

Dolce&Gabbana è stata quindi condannata al risarcimento di 70.000 euro per l’illecito commesso. La somma, largamente inferiore a quella richiesta dall’attore proprio in ragione della mancata commercializzazione del prodotto, è stata quantificata in base al criterio del c.d. prezzo del consenso, ovvero il prezzo che sarebbe stato pattuito tra le parti qualora fosse stato concesso il diritto di utilizzare il nome di Maradona.  A questa somma si sono poi aggiunti altri 14.000 euro circa a titolo di rimborso delle spese legali sostenute da Maradona.