L’utilizzo dei social media acquista sempre maggiore rilevanza per le aziende farmaceutiche, tenuto conto della fruizione che ne fanno i pazienti: risulta infatti che il 40% dei pazienti li utilizzino per cercare informazioni sulla salute e modifichino il proprio comportamento in conseguenza delle informazioni così reperite. I pazienti cercano in particolare opinioni su trattamenti e prodotti, ovvero altri pazienti con la stessa malattia con cui condividere la propria esperienza.

In tale contesto, l’utilizzo che le aziende farmaceutiche possono fare dei social media è duplice. In primo luogo, esse possono trarre significativi vantaggi dall’attento monitoraggio dei c.d. “big data”, ovvero l’immensa quantità di dati generata dai pazienti attraverso ricerche in internet, commenti su Facebook, tweet, post su blog, video caricati su YouTube etc. Tali dati sono estremamente utili ad esempio per avere informazioni sui bisogni dei pazienti e sulle diverse patologie, ai fini di una migliore gestione delle stesse; per sviluppare nuovi prodotti e terapie; per elaborare criteri di inclusione / esclusione per gli studi clinici; per valutare l’uso di prodotti concorrenti; per valutare l’uso dei propri prodotti anche ai fini della farmacovigilanza. (…)

In secondo luogo, le aziende farmaceutiche possono ovviamente trarre utilità dalla diretta utilizzazione dei social media (pagine Facebook, applicazioni, portali di supporto ai pazienti etc.), che consentono l’interazione diretta con il paziente e quindi a maggior ragione producono gli effetti benefici di cui sopra. Il problema tuttavia a questo riguardo è dato dalla mancanza di una chiara normativa a livello nazionale e internazionale che regolamenti i contenuti che le aziende possono inserire senza il rischio di incorrere in violazioni, tenuto conto tra l’altro delle restrizioni esistenti in relazione alla comunicazione relativa ai farmaci e ai rapporti diretti tra azienda farmaceutica e pazienti, nonchè della necessità di tutelare la privacy dei pazienti.

Le grosse aziende farmaceutiche si stanno in effetti cimentando anche in questo secondo tipo di utilizzo, che mostra di essere la nuova frontiera comunicativa del mondo pharma ma richiede naturalmente una ponderata valutazione dei limiti legali entro cui è possibile muoversi.